Dal Brasile con furore: Dona Flor e i suoi due mariti, di Jorge Amado

«Dio è grasso»

(rivelazione di Vadinho al suo ritorno)

«La terra è azzurra»

(conferma di Gagarin dopo il primo volo spaziale)

«Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto»

(adagio appeso alla parete della farmacia del dottor Teodoro Madureira)

Ahi!

(sospiro di Dona Flor)

 

Con queste citazioni si apre la pagina introduttiva del romanzo Dona Flor e i suoi due mariti, di Jorge Amado, libro di cui parleremo oggi, edito da TEA e tradotto (magnificamente, aggiungerei) da Elena Grechi (l’assonanza con il nome della protagonista di L’amica geniale non può che rafforzare il nostro amore nei suoi confronti).

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Jorge Amado

Viaggiamo quindi fino all’altra parte del globo per approdare in Brasile, e in particolare a Bahia, dove vive Dona Flor, grande esperta di cucina, bella e con la pelle color foglie di tè. Come si può supporre dal titolo, l’amore, i suoi tormenti e le sue gioie sono il tema centrale del libro, scritto con una maestria poetica e sensuale fuori dal comune.

La protagonista Dona Flor, giovane e attraente bahiana, sposa l’affascinante mascalzone donnaiolo e giocatore d’azzarado Vadinho che, dopo aver sedotto madre e figlia facendo loro credere di essere un pezzo grosso della società bahiana, riesce a portarsi a casa la donna sognata. L’uomo non è però il tipo da mettere la testa a posto con il matrimonio: al contrario, pur amando la sua Flor e tornando sempre da lei, continua a dedicarsi a ogni bella donna che incontra e, soprattutto, al gioco, nella costante speranza di vincere grosse somme e dissipando così i risparmi guadagnati dalla moglie con la sua scuola di cucina. L’altra faccia della medaglia di questo matrimonio infelice è la passione che i due provano l’uno per l’altra, la felicità intensa, anche se rara, di cui godono nello stare insieme e soprattutto nel condividere il letto e i suoi piaceri. Per questa ragione, alla morte di Vadinho, che arriva non a caso il giorno di Carnevale mentre lui balla il samba travestito da bahiana, (giusto per dare un’idea del personaggio di cui stiamo parlando), Flor si dispera, veste il lutto in maniera radicale, per quanto ancora giovane, e non riesce a trovare pace.

Soltanto con il secondo matrimonio, molto tempo dopo, la donna riesce a riaprirsi alle dolcezze dell’amore, grazie a un uomo, il farmacista Teodoro, che è l’esatto opposto del suo Vadinho: metodico, rispettoso e rispettabile, prudente e riservato, un uomo solido sul quale fare affidamento. La vita ricomincia così a scorrere tranquilla per Flor, che scopre nuove dolcezze e un tipo di quieta felicità del tutto inaspettata per lei, abituata alle montagne russe del matrimonio precedente. Questo tipo di serenità, però, si sa, porta spesso a noia e così Flor comincia a sentirsi insoddisfatta della sua vita. Nonostante ami con tutto il cuore il dottor Teodoro e sia felice di stargli al fianco, la sua vita le sembra troppo tranquilla e soprattutto priva della passione mozzafiato che le regalava Vadinho.

È a questo punto che il primo marito le si ripresenta sotto forma di fantasma (molto corporeo, però), stuzzicando la sua integrità di donna sposata. La nostra Flor scoprirà così che ognuno di noi è fatto di pulsioni e desideri opposti e contrastanti, che è nella nostra natura desiderare le emozioni forti e sconvolgenti, la passione e la sicurezza, la vita tranquilla e quella sregolata; è sbagliato farsene una colpa, condannare questi istinti naturali e sani, anzi bisogna abbracciare la nostra natura nella sua interezza, perché soltanto così è possibile condurre un’esistenza felice e appagata.

Oltre alla trama centrale, il romanzo è popolato dai personaggi più incredibili e irresistibili: c’è l’insopportabile madre di Flor, dona Rozilda, bisbetica e arrivista, dona Gisla, una “yankee” istruita, la leale e comprensiva dona Norma con il pigro marito Zé Sampaio; ma soprattutto e al di sopra, di sotto e intorno di tutti, vi è Bahia, le sue strade, i suoi colori e suoi odori.

Il tutto è ammantato da una certa polvere magica che scorre come un filo rosso in tutte le vicende: nel libro si gustano le mescolanze culturali e le credenze religiose presenti in Brasile, i riti e le credenze magiche, gli dei pagani e il cattolicesimo più stretto. La narrazione, poi, ha uno stile perfetto, sensuale e misurato al tempo stesso, cosparso di suggestioni culinarie (molto centrali, vista la passione e il talento di dona Flor in cucina) e soprattutto musicali, visto che molti capitoli sono preceduti da una paginetta in cui gli episodi vengono introdotti come se fossero suonati e cantati da gruppi di musicisti locali, con tanto di nomi (cosa che ho trovato veramente poetica e bellissima).

Sicuramente questa recensione non riesce a dare l’idea della ricchezza, del coinvolgimento di questo romanzo, del suo tono leggero ma allo stesso tempo capace di sondare e comprendere la natura umana nelle sue contraddizioni e nei suoi desideri. Uno schizzo perfetto di Bahia e della composita, colorata e per certi versi contraddittoria cultura brasiliana, con i suoi spiriti (maligni e benigni), la sua magia e i suoi feticci.

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